*Via (12/08/2013)


 

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un toast con l’avvocato

pianista d’eccezione

senza farfallino

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spicca compagnia

d’incensurata locuzione

prodigio, passionale acuto

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un’onda di musica

suggerimento cerebrale

“vieni via con me”

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Dove?

Perché sperare

nel biglietto di sola andata

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per quale mare sfitto?

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Pregiudicato,

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il domani attende

un portafoglio per strade senza monete

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b.l.

-Ciao*


Ricordi

In questo momento sto avendo tempo, sto trovando il tempo…
No, mi sto prendendo il tempo per un ricordo, ecco cosa c’è.
La mia guancia ha la fossetta, la vedi? Umida di dolce e salata quanto basta per parlare del tuo odore.
Gli scarponi infangati non esistono che nel pensiero che t’imbastisco e ricamo. Eppure la macchina parcheggiata fuori me l’hai inventata tu, sai? Proprio nella dignità del lavoro che la sta pagando. Niente a che fare, però, con la seicento bianca, di quella Fiat che non esiste nemmeno più, il sedile retto da un’asse di legno ed il pavimento sotto i piedini era asfalto che si consumava di corsa, sempre.
E basta così. Semplicemente…
 Bice  (che son sempre io)

b.l.

-Ecco/la-


Il coraggio della ragnatela è quello di farsi attraversare dal vento, di farsi raggelare dalle temperature notturne. Filo scorsoio che unisce, sottolinea la vita sempre, dalle cantine imbiancate fin’anche alla casa di Giuda.
Il coraggio sta alla follia; senza il suo giusto peso, l’essere non sentirebbe il desiderio di volare.

Patrizia, questa è una foto scattata a Carpineto Romano, quel giorno che sai. Il giorno che Antonella ci ha accolto come la castellana nella sua meravigliosa reggia.
Ecco, là non poteva esserci un noi senza base. Questa base sei tu, lo sai vero? Facciamo casino, allora, che la base non ha senso senz’altezza, l’ipotenusa come farebbe a reggersi? Facciamo casino, dunque! Siamo una compagnìa di guitti.

b.l.

-Ruotatoia-


clicca per ascoltare…

Macina, macina buona farina, che profumi la prossima mattina. Macina grosso, macina sale, frangi lacrima d’oliva col pane
e il pane profuma di sano e di buono… macina dunque, a darci ristoro.
Il dolce e il salato, formaggio e patate. Vino novello e grasse risate.
Che importa la maschera, che importa la stanza. Macina note, nella tua danza.
Ore(cchio) in piena d’attenzione spande, chi non vorrà danzare, resterà in mutande. Mutande mutato, dal dito è imputato: suvvia, s’alzi dunque, il sipario è calato.
Sorride, lo dica, attraverso il telone, sorride e non dice del mero fiatone che ci ha tratto e salvo in camicia di seta, sorrida ancora -la prego- questa è la nostra meta!

b.l.
 Macina, macina, bbona farina chi ciaurìi dumani matina
Macina grossu, macina sali
rumpi lacrima d’oliva cu lu pani
…e lu pani profuma di sanu e di bbonu
macina allura, a darimi ristoru!
‘U ruci e lu salatu, formaggiu e patati
vinu picciriddu e grassi risati.
Nun cunta ‘a mascara. Nun cunta ‘a stanza
macina noti, abballa ‘a to danza
Aricchia tisa ascùta mai stanca
e cu nun voli abballari aìsa la mutanna all’anca
Mutanni canciàti, cu l’indici additàti, si susissi perciò
chi li tendi su’ calati
E riri,  lu ricissi, trapanannu li tila,
e riri senza taliari li stanchizzi e li fila
…e abbuttunatu ‘nda la cammisa di sita,
ririssi ancora, pi favuri, chi mi paca munita!
b.l.