*chiarezza


E’ chiusa la possibilità di salire, di guadagnare l’entrata. E’ chiusa la strada verso il panorama interno, verso la casa.

In compenso, la cancellata non impedisce gli odori di mandorle e biscotti, o le risa dei ragazzi che giocano a palla, della madre che canta in cucina.

La chiarezza del cancello non è l’impedimento. La chiarezza è per protezione.

b.l.

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Turiddu e Lola -Storie di sale-


Vi era un vecchio ed una vecchia. Sapere di mani in crosta e grani grossi di sale, come neve.
Lui al piccone, anche la domenica prima che il rossore imbiancasse la coltre nera. Lei, le mani giunte a mungere la capra per il primo latte del giorno
…e quando lui rincasava, un pugnetto di sale in tasca da regalare alla sua vecchia per ingentilire la minestra.
Questo in quel triangolo affogato nel mare di cento anni fa. Turiddu (Salvatore) e Lola ed il loro mulino accanto all’ultima salina, cento metri prima delle case.

b.l.

.O. -Della guerra e di altre storie-


Il Ciba. Così ti chiamavano. Cibalgina sempre in tasca per quel male antico che ti si pose sulla testa. Diverse volte ti ho letto nei lampi di luce degli occhi di quel ragazzino.

La neve dura, roba da russia, qui non l’hai mai vista e tu, considerato come carne da sacrificio, diplomato alla scuola della logica sulla pelle, il messaggio più importante lo hai portato tra le mani di tua madre.

Nel giorno del saluto, lei pose sui tuoi palmi quel piccolo crocefisso che si tolse dal collo e tu lo agganciasti al portachiavi della moto, prima di spedirla in treno fino alle linee russe. E lì avanti e indietro, a portare messaggi strategici che nemmeno tu sapevi. Buste chiuse e fornello da campo a scaldare una zuppa senza sale preparata da mani brusche.

Avanti e indietro per diverse notti, non tutte uguali. Soprattutto quella che il ragazzino che lavorava con te mi ha donato. Nel suo racconto ho sentito d’estate tutta la durezza di quella neve diventata ghiaccio, della terra battuta da camionette e carri armati e poi dai piedi di tanti ragazzi che divenivano pezzi di ghiaccio durante il cammino.

Quella notte un segno deformato si stagliava sul ghiaccio, dondolante a segnarti la strada.  Un segno divenuto domanda, perché non lo capivi. Un po’ s’alzava, un po’ s’abbassava, poi riprendeva. Poi sparì di colpo e ti fermasti d’istinto, girando la chiave posta proprio accanto al faro. E così il crocefisso smise di dondolare sospeso davanti alla luce ancora accesa.

Era gelata la barba, quella notte. Vero? Erano insufficienti i mezziguanti. Le punte delle dita rischiavano il ghiaccio.

Non mi fu dato da sapere se piangesti quella notte. So che tornasti a casa e che, finita la guerra, riprendesti a lavorare come tutti. So che ti addormentasti nel tuo letto, al caldo, all’età in cui i mal di testa finirono. So che quella notte, a meno di un metro davanti alla tua moto, vedesti che era stato un burrone improvviso ad inghiottire il riflesso del crocefisso di tua madre, appeso al portachiavi.

“Parla Londra – Trasmettiamo alcuni messaggi speciali!”

b.l.

TheBigCake (10/12/2015)


Tortona3

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Niente aria frizzantina oggi, uscita dall’ufficio. Nebbia, solo nebbia.

Diciotto anni che la conosco ma non ricordo di averla mai respirata come oggi, in questo quasi Natale dagli occhi accesi solo grazie alle tasche dei commercianti che, pur di vedere luci e colori, rispolverano il cuore non ancora inaridito.

Oggi pomeriggio ho giocato, in questi quindici minuti verso casa, a leggere i contorni sbiaditi di palazzi ed alberi, contando qualche buca in più sull’asfalto; sembrano orme d’improbabili animali lasciate da affondi sul bitume rovente.

Vogliono far morire questa cittadina e la freddezza dei residenti a ciò è impressionante! Questa coperta umida, forse, nasconde i vapori di una brace che brucia le mani…

b.l.

Sulle labbra


L’ultima poesia che ho scritto sta partecipando ad un contest poetico sul tema della violenza alle donne.

Ieri sera mi sono messa a giocare e…

buona visione!

Ps: ora che ci sono i risultati ufficiali del contest, mi farebbe piacere che anche i miei contatti possano usufruire delle bellezza della poesia in esso contenuta, a partire dalle vincitrici.

Tramite il blog della carissima amica Elisabetta Barbara De Sanctis, troverete il link per dare uno sguardo al contest per intero! Buona lettura!

https://velodidonna.wordpress.com/2015/11/25/no-alla-violenza-sulle-donne-e-contest-di-poesia-riflesso-di-donna/

…e sulla curva della schiena lo ebbi
di un amore rubato
al tempo, al nostro.
spazio che rimane ora
minuscolo
oltre, tra noi ed il destino

le mie labbra hanno accolto
violenza che accarezza
hanno dato me
e mi hanno reso
ed ora un punto bianco rimane
al centro del foglio

è violenza questa mancanza che m’impone!

come violenza è restare piccoli
dopo questo punto
ed impennarsi maiuscoli appena dopo la pausa
schiocco di carne con carne
e dopo la stretta di dolore
Bacio

finquando un filo di sole apre gli occhi
la mancanza a giocare il suo lamento ritorna
sul mio labbro gonfio

Amore, non amare del mio stesso errore.
un amore malato rimane specchio ed illusione
e se il mattino è un seno che nutre
prenderai altro latte
che non sarà questo mio,
di dolore

b.l.